Phillip Island, l’ultimo saluto. La MotoGP riparte da Adelaide
Il GP d’Australia lascia l’isola e dal 2027 approda ad Adelaide. Tra memoria sportiva e ritorno alle strade della città, il cambiamento va oltre il calendario.
Phillip Island ha salutato la MotoGP senza la gara della domenica. Sabato si era disputata la Sprint, vinta da Marc Márquez; il 25 ottobre, invece, la scarsa visibilità che impediva l’operatività dell’elicottero medico ha portato alla cancellazione delle gare del Gran Premio d’Australia. Ai piloti è rimasto il giro di saluto al pubblico dietro la safety car.
Per Jack Miller, prossimo al passaggio in Superbike, è mancata anche l’ultima gara lunga in MotoGP davanti al pubblico di casa. Il saluto è arrivato ugualmente, avvicinandosi ai tifosi sulle tribune: un momento personale dentro il congedo collettivo del campionato dall’isola.
Si chiude così, almeno per il prossimo ciclo di accordi, il rapporto tra il Motomondiale e uno dei suoi luoghi più riconoscibili. Dal 2027 il GP australiano si trasferirà ad Adelaide, con un contratto fino al 2032.
Il trasferimento era stato annunciato a febbraio, ben prima di questo epilogo. Le sue ragioni vanno cercate nel progetto del campionato e nel modo in cui intende raggiungere il pubblico.
Una storia costruita nel tempo
Il primo Gran Premio iridato a Phillip Island risale al 1989, con Wayne Gardner vincitore della 500. L’australiano si ripeté nel 1990, prima che l’appuntamento passasse a Eastern Creek dal 1991 al 1996. Il ritorno sull’isola arrivò nel 1997.
Anche allora il destino del GP dipese dal sostegno economico dei territori. Accordi, infrastrutture e decisioni politiche hanno sempre contribuito a disegnare la geografia delle corse.
Negli anni Phillip Island ha acquisito un’identità che supera la successione delle edizioni. Le curve veloci, il mare sullo sfondo e il vento sono diventati parte del racconto. Un paesaggio che gli appassionati riconoscono e associano a modi di guidare, campioni e momenti della propria vita di spettatori.
Qui Valentino Rossi conquistò il titolo della 500 nel 2001 e il primo mondiale con Yamaha nel 2004. Per molti spettatori, ricordare quelle gare significa anche ritrovare un periodo della propria passione motociclistica.
Stoner e ciò che dall’esterno non si vede
Casey Stoner vinse qui sei volte consecutive, dal 2007 al 2012. Una sequenza che rende immediato il legame tra il pilota e il circuito, ma che da sola non basta a spiegarlo.

Nell’intervista realizzata da Matteo Aglio per GPOne, pubblicata il 22 ottobre, Cristian Gabarrini riferisce una confidenza di Stoner: a Phillip Island conservava un margine, per il timore di cadere e deludere il pubblico di casa. Il suo ex capotecnico riconduce quella possibilità alla capacità di comprendere le diverse condizioni del tracciato.
Il ricordo apre una riflessione sulla distanza tra ciò che vediamo e ciò che un pilota percepisce. Da fuori, una curva affrontata a quella velocità può sembrare un gesto al limite. Per chi guida, può essere il risultato di una lettura precisa delle aderenze e dei margini disponibili.
Di quella guida conserviamo una piega, un’accelerazione, una moto che sembra muoversi in modo diverso dalle altre. Sono immagini che alimentano la memoria sportiva e rendono difficile separare un campione dal luogo in cui lo abbiamo visto correre.
Adelaide: una memoria diversa
Adelaide porta con sé un’altra eredità. Il nuovo progetto riprende elementi del circuito urbano che ospitò la Formula 1 dal 1985 al 1995, adattandoli alle esigenze delle moto. Nel frattempo, una configurazione più corta ha continuato ad accogliere le Supercars.
Il progetto presentato nell’agosto 2026 prevede circa 4,13 chilometri e 15 curve. Gli organizzatori indicano velocità attese fino a circa 343 km/h.
Per la MotoGP sarà un’esperienza nuova. Inserita nella città, la manifestazione potrà contare sulla vicinanza a servizi, strutture ricettive e attività di intrattenimento. L’annuncio ufficiale attribuisce esplicitamente valore alla dimensione urbana e all’esperienza complessiva dell’evento.
Raggiungere un Gran Premio, trovare alloggio e vivere il weekend sono aspetti importanti per il pubblico. Il nuovo tracciato dovrà dimostrare di saper offrire anche gare e caratteristiche di guida capaci di lasciare un segno.
Le strade e la questione della sicurezza
Il Motomondiale si era progressivamente allontanato dai tracciati ricavati sulle strade pubbliche. Imatra e il vecchio Brno ospitarono gare iridate fino al 1982; Spa rimase in calendario fino al 1990 nella configurazione accorciata, ancora parzialmente condivisa con la viabilità ordinaria fuori dalle competizioni.
Con caratteristiche diverse, questi circuiti raccontano un’evoluzione nella quale le esigenze di sicurezza hanno progressivamente cambiato il rapporto tra le corse e la viabilità ordinaria.
Adelaide dovrà affrontare questa eredità con criteri contemporanei. Il progetto prevede vie di fuga e protezioni ad assorbimento d’urto, con il coinvolgimento di FIM e del consulente per la sicurezza Loris Capirossi.
Le velocità previste rendono centrali gli spazi disponibili, le possibili traiettorie di una caduta e la separazione dagli ostacoli. La verifica del tracciato completato sarà un passaggio essenziale per valutare come il progetto risponda alle esigenze dei motociclisti.
Una nuova identità da costruire
Phillip Island mostra quanto un circuito possa contribuire all’identità di un campionato. Le sue immagini aiutano a riconoscere le corse e a ricordarle; le imprese dei piloti, a loro volta, danno significato a quelle curve.
Adelaide avrà la possibilità di raggiungere altro pubblico e costruire un legame nuovo. A dargli forma saranno soprattutto le gare e i piloti, insieme all’esperienza di chi andrà a vederli.
Il calendario può cambiare con un accordo. Perché una curva diventi parte della memoria di chi guarda servono gare, protagonisti e tempo.
Foto in apertura: veduta aerea di Phillip Island, 2014 (immagine ritagliata). Foto: Tom Reynolds / Wikimedia Commons — CC BY 2.0.
Fonti: MotoGP; Phillip Island Circuit; Yamaha; South Australian Motor Sport Board; progetto sicurezza Adelaide; Imatranajo; Automotodrom Brno. Intervista a Cristian Gabarrini: Matteo Aglio / GPOne, collegata nel testo.
