Impariamo a guidare facendo esperienza, osservando gli altri e accumulando chilometri. Ma è davvero sufficiente? Una riflessione sulla formazione motociclistica con il contributo di Riccardo Matesic.

Formazione motocilcistica - corso quando?


Ogni motociclista ricorda chi gli ha insegnato a usare frizione, cambio e acceleratore. Molti, però, fanno più fatica a rispondere a una domanda diversa: chi ci ha insegnato davvero ad andare in moto?

Per la maggior parte di noi la risposta è semplice: nessuno. Abbiamo imparato facendo chilometri, osservando altri motociclisti, ascoltando consigli più o meno corretti e lasciando che il cervello costruisse, poco alla volta, un proprio modello per gestire qualcosa di tutt’altro che banale: equilibrio, traiettorie, frenata, trasferimenti di carico, aderenza e imprevisti.

Ed è sorprendente quanto questo meccanismo funzioni. Ma basta davvero? Oppure, per goderci meglio la moto e aumentare la sicurezza, vale la pena affiancare all’esperienza anche un percorso di formazione motociclistica?

La formazione esiste. E oggi è più varia che mai.

Spesso si pensa ai corsi moto come qualcosa di superfluo, quasi riservato a chi vuole correre. In realtà oggi l’offerta è molto più ampia: esistono corsi base, fondamentali per chi muove i primi passi e vuole costruire da subito automatismi corretti; corsi di guida sicura, dedicati alla gestione dell’emergenza, alla frenata, all’evitamento degli ostacoli e alla lettura della strada; corsi in pista, preziosi non solo per cercare la prestazione, ma per capire davvero la dinamica del mezzo in condizioni controllate.

Negli ultimi anni stanno crescendo anche i corsi dedicati all’off-road e all’adventure, segno di un motociclismo sempre più articolato. Senza dimenticare la formazione dei più piccoli, tema che meriterebbe un approfondimento dedicato.

Quando è il momento giusto?

Qui nasce forse la domanda più interessante: ha senso fare formazione solo all’inizio, oppure è ancora più utile quando si guida da anni e molti automatismi sono ormai consolidati?

Chi inizia ha il vantaggio enorme di poter costruire fin da subito basi corrette. Chi ha già esperienza, invece, può scoprire di essersi portato dietro per anni piccoli errori o abitudini poco efficaci che nessuno gli ha mai fatto notare.

Ed è forse proprio questo il valore più interessante della formazione moderna: non insegnare semplicemente ad andare in moto, ma aiutare il motociclista a rileggere criticamente il proprio modo di guidare.

Un punto di vista dal campo

Per approfondire il tema ho chiesto un contributo a Riccardo Matesic, giornalista e formatore motociclistico, che da anni si occupa di formazione attraverso Motoskills.

Alla domanda su quale sia il momento migliore per investire nella propria formazione, la sua risposta è tanto semplice quanto significativa.

“Sempre.”

“Non fraintendetemi, non dico di fare corsi in serie. Però sarebbe opportuno – portafogli e impegni permettendo – regalarsi un corso una volta l’anno. Ovviamente scegliendo il programma migliore per le proprie esigenze. Dunque una formazione periodica.

Il primo motivo è perché con il tempo perdiamo le skills che non alleniamo. E vale anche per gli istruttori, che ogni tanto è bene si mettano alla prova sul campo! Tanto per vedere se sono ancora in grado di fare ciò che insegnano.

Poi fare formazioni diverse può dare spunti differenti, che ci aiutano a completarci come motociclisti, sia nella tecnica di guida che nelle consapevolezze. Sì, perché il corso deve essere anche un momento di sensibilizzazione e di discussione sui temi della guida sicura. Un momento di confronto dal quale ogni volta dovremmo uscire migliori.

A questo punto vi state chiedendo come si sceglie la formazione giusta? Ecco, qui viene il difficile. Sul mercato si trova di tutto. Purtroppo sta all’allievo studiare le varie scuole e valutare bene.”

La mia opinione

La riflessione di Riccardo sposta il punto di vista: forse il vero errore è pensare alla formazione motociclistica come a qualcosa che serve soltanto per ottenere la patente o per imparare ad andare in moto.

In realtà ogni fase del nostro percorso può insegnarci qualcosa di diverso. All’inizio costruiamo le basi; con l’esperienza sviluppiamo sensibilità e automatismi; più avanti possiamo riscoprire la guida con occhi diversi, correggendo piccoli errori che nel tempo sono diventati abitudini.

L’esperienza resta insostituibile. Ma, da sola, non garantisce necessariamente consapevolezza.

Perché i chilometri insegnano molto. Ma se ogni tanto qualcuno ci aiuta a interpretarli, quei chilometri possono insegnare ancora di più.


Ringrazio Riccardo Matesic per la disponibilità e per il contributo originale gentilmente concesso a Motosintesi per questo articolo.

Di Sal

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